Da alcuni decenni partecipa a manifestazioni turistico culturali ad Amalfi riguardanti l'antico artigianato amalfitano ed in particolare la lavorazione e la produzione della carta a mano di Amalfi. Ha partecipato, inoltre, nel'occasione della Regata delle Antiche Repubbliche Marinare che si svolge a turno ad Amalfi, Genova, Pisa e Venezia all'esposizione dell'artigianato locale. Nel 2001 in veste di vice-presidente del Comitato Festeggiamenti S. Andrea Ap. ha organizzato un concorso per gli allievi della Scuola Media di Amalfi sull'arte, la cultura, la storia e la religione connesse alla cattedrale di Amalfi e a S. Andrea Ap. Ha pubblicato: nel 2000 " Amalfi- L'antica Repubblica Marinara, origine, commercio, marineria, magistrature, avvenimenti, declino" ( De Luca editore salerno) nel 2001 " Gli emblemi araldici della repubblica di Amalfi" ( De Luca editore Salerno) nel 2002 "La tempesta miracolosa del 27 giugno 1544" ( De Luca editore Salerno ) nel 2004 " La manna di S. Andrea Ap." (De Luca editore Salerno) nel 2004 " Amalfi e la sua cattedrale" (De Luca editore Salerno) nel 2008 " S. Andrea Ap. in Amalfi (1208-2008), il culto, la devozione, le tradizioni. (De Luca editore Salerno) nel 2008 " Storia ed Insegne delle Antiche Repubbliche Marinare d'Italia. (De Luca editore Salerno) nel 2008 " Recenti rinvenimenti nella cripta del duomo" in Dal lago di Tiberiade al mare di Amalfi, il viaggio apostolico di Andrea il primo chiamato. (Amalfi- C.C.S.A.) |
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La Cripta di S.Andrea, del cardinale Capuano
Un luogo di culto: la cripta di S. Andrea Apostolo Pietro Capuano, esponente di spicco nell’Amalfi del Duecento e rappresentante legale alla IV crociata del papa Innocenzo III, portò da Costantinopoli, nel 1206, il corpo di S. Andrea Apostolo insieme ad altre reliquie di martiri e santi. L’arrivo delle sacre spoglie nella cattedrale di Amalfi segna un evento straordinario.
La chiesa dalla fondazione (987) fu dedicata a S. Andrea Apostolo, come testimoniano anche le porte di bronzo (c. 1063) su cui sono incise le figure di Gesù, della Madonna, di S. Pietro e di S. Andrea per richiamare la Chiesa d’Occidente e quella d’Oriente.
Forse il donatore, Pantaleone de Comite Maurone, ha voluto mettere in evidenza anche i rapporti di scambio tra la città marinara e Costantinopoli. Nel Medioevo la città marinara ebbe una prosperità economica e un’espansione commerciale in tutti i paesi del Mediterraneo.
Questi rapporti permisero agli Amalfitani di acquisire le tecniche costruttive e gli influssi islamici e bizantini, che oggi si notano nei campanili, nei chiostri, negli affreschi e nelle chiese d’impianto romanico che mostrano mosaici arabi e bizantini e archi intrecciati d’influsso moresco. Si decise con l’arcivescovo Matteo di Capua di ampliare la cattedrale dove poter custodire le reliquie dell’Apostolo Andrea.
Secondo un’ipotesi di Armando Schiavo la cripta e il transetto della cattedrale di S. Andrea sarebbero stati costruiti tra il 1206 e il 1208. La cripta è la tipica realizzazione di un’architettura locale aggiunta ad una chiesa preesistente, quella di S. Andrea, e innalzata su un sito forse già proprietà della cattedrale. Arnaldo Venditti, al contrario, ribadisce che quelle strutture sarebbero esistite già in precedenza e, di conseguenza rimaneggiate ed adattate per accogliere le sacre reliquie di S. Andrea Ap. in funzione di cripta. Quindi, se se quest’ultima ipotesi fosse vera possiamo dire che nel periodo del massimo splendore della repubblica (x secolo), al tempo del duca Mansone I, la cattedrale possedeva un transetto non sporgente con tre absidi, sostituite poi dalle attuali cappelle laterali post-medievali.
In un diploma del 1103 il duca Ruggero riconosceva all’arcivescovo Mauro i diritti di riscuotere décime in Amalfi, Atrani e Maiori in favore della cattedrale di S. Andrea . Nel diploma è espressa la clausola che una parte delle decime dovesse servire al restauro della cattedrale (pro reformatione vel restaurazione eiusdem ecclesie). E’ significativo l’interesse di restauro per la cattedrale di S. Andrea in età normanna; forse era un mezzo usato dai re di Sicilia per chiedere perdono alla Chiesa dei propri peccati e per accattivarsi la simpatia degli Amalfitani e non essere considerati come invasori.
Alla cripta si accede attraverso le scale che partono dalla navata destra della cattedrale, dall’esterno attraverso una porta secondaria (la portella) che collega con una strada pubblica e dalla navata sinistra che comunica con la chiesa del crocifisso, attuale museo sacro. In seguito ai lavori di restauro negli anni 1961-63 nella chiesa del crocifisso, nella navata destra, è giunta sino a noi una cupoletta a spicchi, sebbene resa non visibile poi dalla copertura che chiude l’accesso alla cripta. La cupoletta estradossata rappresenta un recupero di eccezionale interesse, legandosi agli esempi islamizzanti di Villa Rufolo: un tamburo ottagonale ad archieggiature cieche su colonnine precede la successione dei sedici specchi della cupoletta, adducendo al contesto un nobile accento, intenzionalmente disposto, quale aereo baldacchino, a segnare l’accesso alla cripta, ove sono raccolte le spoglie del martire >> .
Il significato architettonico dell’entrata alla cripta, creata dagli archetti e dalla cupola, è che gli archetti sono solo il risultato di un desiderio, da parte dei costruttori della cripta, di creare un’entrata artistica e di grande effetto di visibilità. Durante il Medioevo vi erano maestranze amalfitane che utilizzavano modelli e tecniche di costruzione degli arabi ed operavano alla realizzazione di decorazioni artistiche per arricchire gli edifici. Gli archi intrecciati oggi si ammirano in cattedrale e nel Chiostro Paradiso. La cattedrale confinava con i resti del palazzo ducale e su questi ruderi fu costruita prima la cripta e poi il transetto. Per la realizzazione del transetto furono eliminati, durante i lavori l’altare e le altre suppellettili ricche di mosaici, volute dall’arcivescovo Dionisio ( XII sec. ). Il transetto fu innalzato dall’arcivescovo Matteo di Capua e dedicato al Santo, patrono di Salerno, di cui il prelato portava il suo nome. Negli atti della Visita Pastorale del 1484 il transetto della cattedrale era indicato navis S. Matthaei . La cripta fu costruita a proprie spese dal cardinale Pietro.
Essa è ripartita trasversalmente in due navate, con volte a crociere a sesto ribassato che scaricano su quattro colonne e con absidi contrapposte. Sui lati corti si aprono quattro alte finestre, mentre su quelli lunghi ci sono l’abside, con due altari per ogni lato, ed un coro; al centro un altare marmoreo. La costruzione della cripta fu completata dall’arcivescovo Giovanni Capuano, nipote del cardinale Pietro, tra il 1218 ed il 1239 . La decorazione delle volte fu fatta eseguire nel 1294 dall’arcivescovo Andrea d’Alagno, che ne ornò l’altare con cancelli d’argento . Alla fine del ‘500 Giovanni Battista Bolvito descrive, nella sua opera “Registri delle cose familiari di casa nostra”, che le volte della cripta sono dipinte d’azzurro e ornate con stelle d’oro e sostenute da colonne di marmo . Il pavimento è decorato con pietre piccole di porfido e di altri marmi di diversi colori. Sull’altare vi era una figura di S. Andrea in argento con la croce in mano .
I monarchi Filippo II e suo figlio Filippo III fecero rinnovare con spesa pubblica la cripta e i lavori furono affidati all’architetto Domenico Fontana. Al centro, davanti all’abside, vi è l’altare marmoreo realizzato da Domenico Fontana con una grande statua in bronzo di S. Andrea Ap. opera di Michelangelo Naccherino (1604) di Firenze al di sotto del quale riposa il corpo di S. Andrea Ap. Ai lati di S. Andrea ci sono due statue di marmo, una di S. Stefano e l’altra di S. Lorenzo, eseguite da Pietro Bernini; le statue degli angeli, anch’esse in marmo, adagiate sulle cornici degli attici sono di Francesco Gazzano.
Le volte della cripta furono dipinte da Vincenzo Dipino di Scala agli inizi del XVII secolo; gli affreschi rappresentano episodi della vita di Gesù Cristo. Quelli delle pareti sono di Belisario Carenzio detto il Greco. Uno degli affreschi di particolare importanza è attribuito ad Aniello Falcone (1610) e rappresenta la traslazione del corpo di S. Andrea e la caduta del bambino miracolato. Le colonne della cripta furono poi trasformate in pilastri rivestiti con lastre di marmo nel corso dei lavori del XVII secolo.
Andrea D'Antuono
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